il sacrificio del cervo sacro recensione film
2017,  Alienarsi,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Il sacrificio del cervo sacro

Un cardiochirurgo incontra segretamente un ragazzino, con cui condivide uno strano e insano legame. Il giovane entra nella sua vita più di quanto si aspettasse, conoscendo la moglie e i figli, diventando infine una presenza costante e misteriosa. Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos segue l’articolato e grottesco The lobster, suo primo film in inglese, e precede La favorita, con cui il regista greco ha acquisito la meritata popolarità.

A mio avviso, siamo ancora in attesa del capolavoro di Lanthimos, che sembra ribollire di febbrili idee, pronto a esploderci in faccia con un film memorabile. Nel frattempo ci godiamo delle pellicole originali e senz’altro degne di visione e discussione.

Il sacrificio del cervo sacro si ispira (o almeno così pare) al mito di Ifigenia e ci tiene a lungo ancorati alla curiosità di cosa si celi dietro il morboso rapporto tra uno stimato medico e uno stravagante ragazzo.

Che qualcosa strida ce lo dice la musica, sintetica e fastidiosa, ma anche le riprese del regista, spesso oblique, da terra o addirittura verticali dall’alto. La camera si muove lenta, come un personaggio, accompagnando una fotografia e una scenografia di colori chiari e forme ordinate, che riflettono la freddezza dei protagonisti, i quali celano dietro una maschera le loro inquietudini.

Quando l’arcano viene svelato, la tensione drammatica cresce e il film aumenta di ritmo, colpendoci forte con scene sgradevoli e turbandoci nell’esasperato desiderio di arrivare alla fine, e scoprire l’esito di questa tragedia greca.

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