il sipario strappato film recensione hitchcock
1966,  Tendere i nervi

Il sipario strappato

“Un brutto film”, “piatto e grigio”, “povero di suspense”, che conferisce “un senso di confusione”.¹ Fu così che la critica definì Il sipario strappato all’uscita nei cinema. E parlavamo di Hitchcock! Pensate cos’avrebbero scritto se avessero visto Natale sul Nilo o qualche altro cinepanettone.

Ai tempi di Torn curtain (Il sipario strappato), Hitchcock era all’apice della sua fama. Due anni prima era uscito Marnie e precedentemente tutti quelli che a oggi sono considerati i suoi capolavori. Il regista decide allora di svoltare e dirigere uno spy thriller, un film di spionaggio.

I protagonisti sono un fisico americano che inizia a lavorare segretamente con gli scienziati della Germania comunista e la sua fidanzata, la bella e un po’ troppo appiccicosa Sarah.

Il film si attirò parecchie critiche per l’inverosimiglianza di alcune scene (il protagonista che grida “al fuoco” per scatenare la folla o la sua capacità di memorizzare una formula complessa), ma come evidenziato in un’intervista dallo stesso Hitch, la verosimiglianza qui si piega alla logica narrativa e al piacere del racconto. Anzi, gli ostacoli che si pongono sul cammino dei protagonisti creano un senso di tensione e oppressione che ci coinvolge appieno, chiedendoci ogni volta come possano cavarsela. La fidanzata stessa è un ostacolo al dottor Michael Armstrong per gran parte della vicenda, creando un senso di frustrazione.

Il film contiene anche una scena d’omicidio degna di nota, sia per la modalità dell’omicidio (con il gas del forno), sia per la violenza esplicita, perpetrata da una persona comune che per autodifesa è costretta a cercare armi non convenzionali.

Uscito nel 1966, Il sipario strappato è una risposta meno spettacolare (ma alla Hitchcock) dei film di James Bond. Si tratta in definitiva di un film sottovalutato, oggi ancora molto coinvolgente, seppure inferiore al precedente film di spionaggio del regista, quel capolavoro di Intrigo internazionale (1959).


¹ Mereghetti, La stampa, John Russell Taylor, Brian Moore.

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