Paramount Pictures
1999,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

La figlia del generale

L’ufficiale e investigatore militare Paul Benner deve indagare – con l’aiuto della psicologa Sarah Sunhill – su un brutto caso di omicidio in una base militare. Ma nel farlo deve tenere bene a mente che “ci sono tre modi di fare le cose. Quello giusto, quello sbagliato e quello militare.” La figlia del generale è un film di Simon West, tratto dall’omonimo romanzo di Nelson DeMille.

La storia si prospetta come la classica indagine alla ricerca del colpevole, tipica del genere giallo. Nel farlo il detective inizia a scoprire il marcio dietro le divise (come già aveva fatto il bellissimo Codice d’onore) e un ambiente estremamente maschilista.

Il protagonista è un sudaticcio John Travolta, nei panni di quel detective insofferente alle regole, dalla battuta sempre pronta ma dannatamente in gamba. È il personaggio che nel complesso funziona meno, forse proprio per l’interpretazione dell’attore, che non sembra molto adatto al ruolo. Anche la comprimaria Madeleine Stowe è piuttosto eterea, nonostante sia protagonista di una delle due scene più accattivanti del film.

Il suo interrogatorio in uno spogliatoio maschile, insieme al botta e risposta tra John Travolta e James Wood, è tra le scene più iconiche di un film ben scritto (co-sceneggiato dal grande William Goldman) e dai comprimari finemente caratterizzati: l’integerrimo generale Joseph Campbell (James Cromwell) e il fedelissimo colonnello George Fowler (Clarence Williams III), così come la figlia del generale, Elizabeth Campbell, interpretata dalla bella Leslie Stefanson, ricordata soprattutto per questo ruolo.

A fine film il regista sceglie infine di rivolgere allo spettatore un messaggio sulle pari opportunità nelle carriere militari, augurandosi che nulla sia precluso alle donne. Corretto, anche se forse La figlia del generale va visto come un buon thriller più che un film di denuncia.