La grande scommessa

Non c’è un lupo a Wall Street, con i suoi eccessi, le donne e le droghe, ma solo la crisi, uomini che ci sguazzano, uomini che affogano. La grande scommessa del film è riuscire a parlare di questo argomento, condensare il tutto in un tempo filmico accettabile, ma farlo con qualità e rendere i contenuti comprensibili a tutti. Per quest’ultimo punto, la scelta è la rottura ripetuta della quarta parete e l’inserimento di intermezzi spiccatamente ironici, che sembrano però essere il modus operandi migliore, più originale e leggero.

Il montaggio è anarchico e incisivo, strasbattendosene di formalismi e convenzioni e risultando così, particolare e pregiato. La regia invece ha movimenti di macchina frenetici e zoom guizzanti, provando anche con delle sgranature a dare l’impressione di un documento, risultando infine, più vorticosa che pregevole.

Dura forse un tantino, ma è un buon film. Può annoiare perché si parla di economia, ma è un bene che esista e che sia stato fatto esistere, dando modo alle sue tematiche di essere ancor più mainstream ed evidenziando gli aspetti fraudolenti che – il film nel finale suggerisce – stanno per ripetersi?

Ottimi gli interpreti. Meglio, probabilmente, non si poteva fare.

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