mosquito coast film recensione
1986,  Avventurarsi

Mosquito Coast

Dopo il successo di Witness – Il testimone, Peter Weir torna a collaborare con Harrison Ford in un nuovo film, Mosquito Coast, dove l’attore dà prova peraltro di un’ottima interpretazione, probabilmente superiore a quella precedente, che gli era valsa il plauso della critica. Per raccontare questa nuova storia si affida a Paul Schrader, che rielabora il romanzo di Paul Theroux.

Perennemente insoddisfatto della società capitalista in cui vive, un inventore trascina tutta la sua famiglia nella natura selvaggia dell’Honduras per iniziare una nuova vita.

Nonostante la fuga e la ricerca di un luogo vergine, in cui ricominciare da capo, l’incedere dello script rivela l’utopia di questo piano. La motivazione principale è probabilmente la natura dell’uomo stesso, in questo caso Allie Fox, che rivela sempre più il proprio egotismo e i propri deliri di grandezza.

L’evoluzione del personaggio ci impedisce di provare empatia, anzi a mano a mano che la narrazione prosegue, ci allontana da lui. Ne perde il coinvolgimento emotivo, che dovrebbe essere sopperito dal rapporto con il figlio maggiore (l’io narrante) che va disgregandosi, nonostante l’iniziale ammirazione. Per lo spettatore (o almeno lo spettatore scrivente) va invece a crearsi un crescente sensazione di fastidio, probabilmente ricercata, fino all’inevitabile epilogo.

Forse proprio per queste ragioni Mosquito Coast non è tra i migliori film di Peter Weir, anche se, non siamo assolutamente di fronte a un cattivo film.

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