per legittima accusa film recensione
1993,  Legge

Per legittima accusa

È affascinante, sicuro di sé, elegante e soprattutto un impenitente donnaiolo. C’è un unico problema: è accusato dell’omicidio di sua moglie. Ma come se non bastasse, l’avvocatessa che lo difende, inizia a nutrire forti sospetti sulla sua sincerità. Per legittima accusa è un film di Sidney Lumet, uno dei registi che con maggiore bravura hanno messo in scena storie di cause, avvocati e tribunali, a partire dalla sua prima opera, La parola ai giurati, passando per Il verdetto.

Per legittima accusa è un film fascinoso soprattutto per la figura maschile principale, un Don Johnson dallo sguardo bieco, carico di supponenza, che si muove perfettamente a suo agio tra le accuse, giocando al gatto col topo gioca con il proprio avvocato. L’attore di Miami Vice è calza bene la parte, che sembra cucita su di lui, mentre Rebecca De Mornay e gli altri comprimari ruotano attorno alla sua figura.

Non c’è ambiguità nel suo personaggio, questo volutamente, cosa che è stata interpretata come un difetto, ma non necessariamente lo è. Ciò che infatti interessa a Lumet e che genera interesse per la storia, è il modo in cui la protagonista cerca di uscire da una situazione che pare non avere vie di fuga e che la costringe a difendere un uomo che crede colpevole.

Forse un po’ bistrattato per alcune analogie con Doppio taglio, si tratta tuttavia di un buon legal movie.

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