shutter island recensione
2010,  Almeno una volta nella vita,  Investigare,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Shutter Island

Il vento è sferzante, gli sguardi cupi. Teddy ha voluto fortemente essere assegnato al caso: la sparizione di una donna dall’ospedale psichiatrico di Shutter Island. Dietro l’indagine, condotta con il collega Chuck, si celano tuttavia frammenti del suo passato.

Martin Scorsese ci infila l’impermeabile e ci mette in testa il cappello, accompagnandoci in un’intricata indagine insieme a i suoi detective, introducendoci nel labirinto della mente, giocando abilmente con i tasselli del suo puzzle e il nostro punto di vista.

Shutter Island è un cult indelebile, il cui finale vi lascerà sbigottiti, come quando avete scoperto che Babbo Natale non esiste.

Per chi già l’avesse visto: il genio sta in un “semplice” meccanismo narrativo. Immedesimandoci con il protagonista, siamo portati a credere a ciò che vediamo e scopriamo con la sua prospettiva. Ma la sua, che prospettiva è?

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