the jackal film recensione
1997,  Il caricatore

The jackal

Se fossimo seduti al bar con gli amici e dovessimo parlare di The jackal, potremmo probabilmente esordire dicendo “un thriller come quelli di una volta”. Girato da Michael Caton-Jones, il film è il remake del franco-inglese Il giorno dello sciacallo, tratto a sua volta dall’omonimo romanzo.

La versione hollywoodiana prende una sfilza di buoni attori e li mette tutti al posto giusto. Sidney Poitier fa il poliziotto, Richard Gere il galeotto innocente e affascinante, in grado di sedurre anche il cuore più glaciale, e Jack Black ha un segmento comico demenziale. A prendersi la scena è però Bruce Willis, killer omosessuale implacabile e dai mille travestimenti. È senz’altro il suo personaggio la cosa migliore di The jackal.

Poche chiacchiere, si spara e ci si insegue fino alla fine del film. Poco amato dalla critica per la mancanza di svolte sorprendenti o momenti di particolare tensione, questo thrillerone dura forse un po’ troppo, ma ci dà quello che promette sin dal primo sguardo. Il pubblico l’ha visto volentieri (quasi 160 milioni al box office) e il bacio gay dell’eroe mascolino per eccellenza ha generato la giusta chiacchiera per promuovere il film.

In tutto questo non vi abbiamo nemmeno detto la trama. Un celebre killer viene assoldato dalla mafia russa e, per poterlo fermare, USA e Russia devono chiedere l’aiuto di un ex terrorista dell’IRA.

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