Tre manifesti a Ebbing Missouri recensione film
2017,  Investigare,  Riflettere,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Tre manifesti a Ebbing Missouri

“La rabbia genera altra rabbia”. Frase estemporanea ma epifanica, proferita da una giovane con le labbra ancora sporche di latte, come si suol dire. Eppure è l’essenza del film. Un film, Tre manifesti a Ebbing Missouri, dalla matrice potente, pulsante, vivida.

Personaggi arrabbiati, frustrati, delusi e depressi intrecciano le loro vite a Ebbing, i cui impulsi vengono esplosi dai tre manifesti di Mildred, affissi per denunciare l’omicidio della figlia, ancora senza colpevole.

Assimilabile allo stile dei fratelli Coen per la scelta degli attori e alcune scene d’umorismo nero, il film è in realtà molto tragico e intimista. Gli spunti umoristici giocano infatti più che altro sul contrasto tra elementi fortemente negativi e positivi. La musica allegra nelle orecchie dell’agente Jason gli impedisce di percepire la tragicità del momento. Le pantofole rosa si combinano inaspettatamente all’istinto omicida.

I personaggi e la loro evoluzione nel corso della vicenda, sfumata ma incisiva, si sposano alle grandi interpretazioni di Frances McDormand, Woody Harrelson e soprattutto Sam Rockwell, in quello che è senz’altro uno dei migliori film dell’anno.

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