un giorno di ordinaria follia recensione film
1993,  Almeno una volta nella vita,  Riflettere,  Tendere i nervi

Un giorno di ordinaria follia

Vi è mai venuta voglia di alzarvi dalla sedia del vostro ufficio e scaraventare il portatile fuori dalla finestra? È mai nato in voi l’istinto di spaccare qualsiasi cosa fosse alla vostra portata? La risposta è Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher, film cult del 1993.

Un grande Michael Douglas è William “Bill” Foster, un uomo comune e ordinario, che un bel giorno non ce la fa più. Lasciato dalla moglie e sfruttato da una società cinica ed egoista, perde completamente la testa. Abbandona l’auto in mezzo al traffico e parte a piedi in un viaggio di violenta e solitaria ribellione.

A fargli da contraltare è il sergente Martin Prendergast (Robert Duvall), intrappolato nella sua remissività, nei dolori personali e nelle convenzioni dei ruoli. La sua evoluzione è l’aspetto più avvincente e l’incontro finale con William “D-Fens” è il culmine perfetto.

Un giorno di ordinaria follia, film ogni giorno più attuale, sembra parlare alla nostra società e avvisarla che continuando così l’uomo impazzirà, oppresso dalle logiche capitaliste, dalle ingiustizie e dalle disuguaglianze. Al contempo non ci sono nel finale giustificazioni per chi reagisce con la violenza, ma una sottesa compassione.

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