una doppia verità film recensione
2016,  Legge,  Sorprendersi

Una doppia verità

Ci sono film subissati dalla critica e in parte anche dal pubblico perché accostati e paragonati ad altre pellicole, pietre miliari del genere, finendo sminuiti. È proprio il caso di Una doppia verità, un legal movie della regista Courtney Hunt con Keanu Reeves e Renée Zellweger. Con 1,8 milioni incassati, a fronte di 8 circa di budget, fu un sonoro flop anche commercialmente.

Il film si apre con l’avvocato difensore Richard Ramsey seduto in aula, solo, a riflettere sul caso di un adolescente reo di aver ucciso il padre, il quale si rifiuta di pronunciare anche una sola parola in merito.

La storia si svolge in gran parte in tribunale e la vicenda viene ricostruita attraverso le varie testimonianze sul caso. Manca, o è comunque secondaria, la classica sfida verbale tra avvocati, mentre l’ostacolo più grande è rappresentato proprio dal silenzio dell’accusato, su cui ricadono (ovviamente) tutte le prove.

Il titolo italiano Una doppia verità preannuncia l’ambiguità degli avvenimenti e dei personaggi coinvolti nel processo, mentre la sceneggiatura di Nicholas Kazan mira al colpo di scena. Che possiate prevederlo o meno, il film intrattiene fino al finale, mantenendo viva la curiosità e scivolando via anche grazie a un minutaggio moderato (93 minuti).

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