audition film 1999 recensione
1999,  Spaventarsi,  Tendere i nervi

Audition

Takashi Miike è un regista giapponese con già 35 film alle spalle, ma è con Audition, presentato a Rotterdam, a farsi conoscere a livello europeo. Un’entrata in scena sicuramente d’effetto perché pare che il film abbia causato fughe dalla sala e a Dublino addirittura uno svenimento.

Sicuri di volerlo vedere?

Audition è effettivamente un film disturbante, ma più disgustoso che spaventoso o ansioso. L’originalità sta nel fatto che per oltre un’ora ha le sembianze di una storia d’amore. Un uomo vedovo, infatti, conosce una ragazza tramite un’audizione, di cui si innamora. Poi però, il film svolta all’improvviso e lo spettatore si trova travolto e stravolto, fino al raccapriccio, che senz’altro è l’effetto ricercato dall’autore.

Registicamente la svolta è resa con un passaggio da inquadrature statiche e alienate, con la camera ad esempio in un angolo della stanza, a stacchi frequenti e camera a mano.

Io ve lo dico: se non lo guardate state meglio. Ma se lo guardate, non dimenticherete di certo il finale e la vocina soave di Asami.

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