nikita film recensione
1990,  Il caricatore

Nikita

Una tossicomane rapinatrice viene condannata all’ergastolo per omicidio, ma ottiene una possibilità di redenzione. Dovrà istruirsi e servire il governo come sicario per tutta la sua vita. Nikita è uno dei migliori film di Luc Besson, che con questo action thriller inaugura il suo periodo d’oro. Seguiranno infatti Léon nel 1994, Il quinto elemento nel 1997 e Giovanna d’Arco nel 1999.

La protagonista è Anne Parillaud, moglie del regista, che dà vita a una figura femminile letale e dominante, ma al contempo fragile emotivamente.

Nikita è un film dai toni cupi, guizzante e freddo inizialmente, più intimista nella parte centrale in cui la storia abbraccia l’emotività della protagonista, infine più convenzionalmente vicino al cinema d’azione nell’ultima parte, la più inverosimile (non è ben chiaro come Marco intuisca l’identità della sua Marie, l’eliminatore agisce con inspiegabile insensatezza e c’è una scena in cui viene incredibilmente sfondato un muro).

Ci sono però anche alcune sequenze memorabili, come l’iniziazione al ristorante, e dei personaggi interessanti, come il mentore Bob e il suo strano modo di amare. Il tutto ben raccontato dalle musiche di Eric Serra, storico collaboratore di Besson.

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