Lo story-concept

È la primissima cosa, la prima elementare (non nel senso di semplice) cosa che viene fatta in fase di pre-produzione. Lo story-concept è l’idea drammatica, il nucleo fondamentale della storia che ci si appresta a mettere in immagini.

Sulla maniera in cui essa venga partorita, ciò sta alla soggettività. Può essere una situazione, così come un sogno, la lettura di un romanzo o la sensibilità personale.

Lo story-concept non è il tema del film, ovvero l’amore, l’abbandono, i supereroi salvano il mondo, bensì il suo nucleo, dotato di valenza drammaturgica.1 Drama in greco infatti significava azione e dunque la drammaturgia (nella definizione di Aristotele) è l’imitazione e la rappresentazione di un’azione umana2, ciò che nei suoi minimi termini è proprio il cinema, la cui scrittura è per azioni.

Secondo Syd Field dunque, lo story-concept è assimilabile al soggetto, in quanto devono essere presentati i personaggi, bisogna dire cosa succede e come finisce.3 Il concept racchiude in sé già tutti gli elementi necessari. Ad esempio: due jazzisti spiantati, testimoni involontari del massacro di San Valentino, per sfuggire ai gangster si aggregano a una band femminile travestiti da donne ma si innamorano della cantante (A qualcuno piace caldo).4

Tony Curtis e Jack Lemmon travestiti da donna, mentre suonano insieme a Marilyn Monroe. ©AshtonProductions/MirischCompany

Tony Curtis e Jack Lemmon travestiti da donna, mentre suonano insieme a Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo (1959). ©AshtonProductions/MirischCompany

Ma quanto lungo dev’essere? Si tratta di qualche riga, le cosiddette 25 parole, il che rende il procedimento affatto facile. Provate a scrivere lo story-concept dell’ultimo film che avete visto.

Secondo alcuni5 lo story-concept deve contenere intrinsecamente un forte se. Cosa succederebbe se…? Quel se deve dare vita alla storia, smuovere il protagonista verso l’azione. La domanda può contenere in sè già forte valenza drammatica e interesse. Se una macchina venisse dal futuro per uccidere un uomo del presente, l’unico in grado di guidare l’umanità alla resistenza (Terminator)? Se non ci fossero i buoni, ma solo i cattivi (Il mucchio selvaggio)?6

Arnold schwarzenegger nel primo Terminator (1984). ©HemdaleFilmCorporation, PacificWesternProductions, EuroFilmFunding, Cinema'84

Arnold schwarzenegger nel primo Terminator (1984). ©HemdaleFilmCorporation, PacificWesternProductions, EuroFilmFunding, Cinema’84

Lo story-concept può naturalmente generare più storie differenti, così come può esistere già, ad esempio nel romanzo da cui è tratto il film, ma può anche essere preso e modificato. Possiamo trovare storie dall’high-concept e altre con un low-concept, ovvero incentrate sull’intreccio, su un forte conflitto oppure incentrate sul personaggio e il suo sviluppo psicologico.

Solitamente dallo story-concept al film passano circa due anni. Ciò implica che l’idea potrebbe non essere più di moda o interessante e di conseguenza è necessaria una lavorazione e una ricerca continua. Ma vi sono anche casi in cui, uno story-concept (o un se) è particolarmente forte e lungimirante, tanto che il film e i suoi autori riescono a mostrare uno stralcio di futuro (vedasi Quarto Potere di Orson Welles).

1 Vincenzo Buccheri, Il film. Dalla sceneggiatura alla distribuzione, pg. 21, Carocci Editore, Roma, 2007.
2 Aristotele, La Poetica.
3 Syd Field, Screenplay: the foundations of screenwriting, 1982.
4 V. Buccheri, op.cit., pp.21-22.
5 Luca Aimeri, Manuale di sceneggiatura cinematografica, Utet, Torino, 1998.
6 V. Buccheri, Op. Cit., pg.25.

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