In Bruges - La coscienza dell'assassino recensione film
2008,  Ridere,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

In Bruges – La coscienza dell’assassino

Due killer sono costretti a nascondersi a Bruges dopo una missione andata male. Mentre uno dei due si gode la vita da turista, l’altro vive un dramma interiore e disprezza fortemente la città belga. In Bruges – La coscienza dell’assassino è il primo film di Martin McDonagh che, dopo i successi a teatro, si dimostra uno dei registi più interessanti del cinema.

Pochi come lui (e lo vedremo anche nei successivi 7 psicopatici e Tre manifesti a Ebbing Missouri) sono in grado di cambiare registro in modo così credibile e sorprendente. In Bruges è una black comedy divertente e amara, con un finale da vero thriller.

I dialoghi sono stranianti ed eccentrici, mentre i protagonisti si ritrovano coinvolti in situazioni grottesche, accentuate dalla buffa e marcata espressività di Colin Firth e Brendan Gleeson.

E poi c’è Bruges, amata e odiata, che diviene un vero e proprio personaggio, così fiabesca da far venir voglia di farci un viaggio e al contempo così in contrasto con gli eventi messi in scena (sottolineati dalle musiche di Carter Burwell).

Un film da vedere e una delle migliori sorprese del 2008.

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