carlito's way recensione film brian de palma
1993,  Il caricatore,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Carlito’s way

Carlito Brigante è un gangster portoricano appena uscito di galera e in lui alberga una profonda stanchezza emotiva, il desiderio viscerale di non ritornare più alla vecchia vita, tanto che il suo obiettivo è racimolare un gruzzolo e aprire un’autonoleggio. Per questo mi piace definire Carlito’s way di Brian de Palma un gangster movie crepuscolare.

Sì, perché la storia di Carlito è giocata sul potenziale. Il poter agire ma non volerlo fare, il non voler agire e il dover farlo. Gangster una volta, gangster per sempre. Carlito si muove nel film tra il rispetto e un codice d’onore inattaccabile, senza riuscire mai a scrollarsi di dosso il fardello del suo passato.

La voce narrante dello stesso Carlito è stanca, roca e rassegnata. Al Panico ne fa un personaggio magnetico, interpretandolo al fianco di un altrettanto eccezionale Sean Penn, nelle vesta firmate dell’avvocato cocainomane Kleinfeld.

Infine, dopo tutto questo, c’è un gran finale.

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