Cinematerapia: una pillola per
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Ratatouille
Dietro Ratatouille si nasconde un fortissimo what if: e se il topo, acerrimo nemico delle cucine dei ristoranti, fosse in realtà un cuoco eccezionale? Da qui si sviluppa una splendida sceneggiatura, affatto scontata, che non può limitarci a considerare quest’opera della Pixar solo un cartone. Al di là della grafica, eccezionale alla data d’uscita, anche solo osservando il pelo dei topi, restano le ottime caratterizzazioni e la regia, capace di farci seguire Remy dal suo particolare punto di vista, spostandosi poi su quello degli umani, senza notarne il passaggio. La cucina diviene un luogo magico e frenetico, ricco di meraviglie, cuore di un film coinvolgente e divertente.
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Samba
Samba non graffia con l’umorismo di Quasi amici, entrambi opera di Eric Toledano e Olivier Nakache, e non si abbandona alle emozioni, sfiorate unicamente nel rapporto tra il protagonista e Alice. La samba si inizia a ballare quando entra in scena il coprotagonista, Wilson, dando più ritmo e verve alla pellicola, fino a quel momento piuttosto annoiante. Toledano e Nakache sembrano frenarsi e gli ostacoli sociali del personaggio interpretato da Omar Sy non divengono mai satira o spunto di riflessione, ma solo ostacoli di una avventura, che guarda ancora ai temi del diverso, dell’emarginato, dell’accettazione, ma non con la stessa brillantezza precedente. Il finale, buono nell’idea, non suscita il clamore mirato, non venendo…
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Jerryssimo
Jerryssimo è Jerry Lewis all’apice del suo successo, tanto che ormai all’estero, per l’appunto come in Italia, basta il suo solo nome per portare la gente nei cinema, anche nel titolo del film. In questo suo film non c’è solo la sua comicità, a ruota libera, ma essa è inserita all’interno di un vero e proprio intrigo narrativo, che segnala la volontà di restituire al pubblico una sceneggiatura che non miri al solo esibizionismo del suo attore di punta. Si può inoltre ritrovare una critica, se in quest’ottica volete analizzate il film, della famiglia americana. Jerryssimo, tuttavia, non è uno dei film più amati dal pubblico, seppure sia un sicuro…
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Tomorrowland
Tomorrowland è la spiegazione fantasy che la Disney dà ai mali attuali, basandosi sulla teoria psicologica della profezia che si autoavvera. La scrittura del film, tuttavia, fa fatica a star dietro alle sue idee e presenta dei problemi di incoerenze. Essa infatti, cosa affatto semplice, deve impedire al fruitore di porsi domande sugli incastri della trama, concedendo quelle interpretative: ma perché è successo così se…? ma non aveva detto che…? Le scene migliori del film sono quelle d’azione, di cui la più divertente è quella in casa di Frank, interpretato da George Clooney. La protagonista invece, Britt Robertson, ancora fatico a comprendere perché venga definita speciale, quando il suo unico…
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Gemma Bovery
Il film vorrebbe essere come Gemma Bovery definisce Madame Bovary: “non succede niente, ma è interessante”. L’interesse tuttavia colma gli occhi del protagonista, ma molto meno quelli dello spettatore, offuscati invece dalla noia. L’idea di fondo è intrigante, ma si fatica a seguire i riferimenti letterari all’opera di Flaubert e il film non semina svolte narrative particolarmente inaspettate o emozionanti. Non v’è nulla di contestabile o di eccessivamente criticabile, tuttavia Gemma Bovery non regala nemmeno guizzi, non osa. Particolare invece il finale, intrigante anche nel montaggio e l’alternarsi delle prospettive. Tra i punti di forza anche il capezzolo di Gemma Arterton a metà film.
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Arsenico e vecchi merletti
Arsenico e vecchi merletti è una black comedy di Frank Capra di derivazione teatrale, cucita su misura per il cinema.
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Sei giorni e sette notti
Per sei giorni e sette notti ricorderete questa commedia, poi finirà ineluttabilmente in quell’area oscura del vostro cervello chiamata “dimenticatoio dei film”. Un uomo e una donna soli in un’isola, un po’ di avventura, davvero poco credibile, e un taglio romantico, vanno a unirsi per formare un film che ricorda All’inseguimento della pietra verde, ma che si arresta ben prima di raggiungerla, accontentandosi di essere leggero senza incidere e cercar di distinguersi. I momenti più piacevoli risiedono nei battibecchi, mentre la cosa che mi è piaciuta di più del film è il font in locandina. Film da merenda al pomeriggio, dove la mortadella del vostro sandwich potrebbe però distrarvi.
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Biancaneve e il cacciatore
Biancaneve e il cacciatore, di Rupert Sanders, lascia il tempo che trova, ed è il tempo della moda piuttosto che del buon cinema. Nella ormai dilagante pratica di riproporre i classici Disney in salsa rosa, barbecue e al tonno, Sanders ha per lo meno il merito, al di là della resa finale, di nutrire un’idea di rielaborazione, scelta in chiave dark, senza timore di soffermarsi anche sul macabro. Le caratterizzazioni si modernizzano e modificano, così come alcuni passaggi di trama sia disneyana che “Grimmesca”. Ottimo visivamente, Biancaneve e il cacciatore resta a lungo intrappolato nella foresta nera e l’avventura non coinvolge pienamente, l’emozione non coglie per nulla. La faccia perennemente contrita di…
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Warcraft – L’inizio
Mi viene il dubbio che Warcraft – L’inizio sia un film rivolto ai giocatori del videogame e da loro unicamente godibile. Sì, perché a noi profani non sono date motivazioni, spiegazioni o introduzioni di sorta. Si dice che il regista, Duncan Jones, sia un fan della saga e forse questa è stata proprio l’arma a doppio taglio. Warcraft si salva dal punto di vista grafico e nel design degli orchi, ma vedere non basta, senza una storia sufficientemente convincente, coinvolgente e coerente. I personaggi non hanno una evoluzione nel corso della storia e quel poco che viene rappresentato non genera empatia, come nel caso del mago Khadgar, i cui progressi sono dati…
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Il libro della vita
Prima de Il libro della vita, non s’è mai visto un film d’animazione parlare della morte con tale leggiadria (ma non leggerezza), sfiorando solo per pochi attimi la malinconia, distraendo subito con una risata. Dall’incontro tra la cultura messicana e l’epica classica, con una scommessa tra Dei, scaturisce una storia d’amore e d’avventura. Seppure intagliati nel legno, come marionette in mani altrui, i protagonisti hanno una morbidezza espressiva verso la quale è impossibile non simpatizzare e si muovono nella ben architettata storia come gli arzigogoli disegnati sul loro volto e sui loro vestiti. Dalla rappresentazione all’intreccio, bene, benissimo, signor Jorge Gutierrez.
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Il grande Gatsby
Il grande Gatsby di Baz Luhrmann è vista e visione, uno sfoggio di costumi e di scenografia, aspetto in cui il regista è estremamente bravo, un film che esprime vuotezza e prova a riprendere così i temi di Francis Scott Fitzgerald, ma che invece si traduce in un film talmente vestito da essere ossimoricamente spoglio, senz’anima. Luhrmann sa organizzare delle belle feste, ma il party è frivolo, estremamente noioso. Due ore e venti minuti che mettono alla prova. Una sbronza che il giorno dopo fatichi a ricordare. Simile in alcuni aspetti e scelte a Moulin Rouge!, che fa da traccia, un po’ come stampo della poetica del suo autore, ma non…
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Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro
Inkheart, tra realtà, cinema e letteratura, si propone come fantasy leggero d’evasione, che però anziché brioso risulta piuttosto confuso. Non possedendo come base la conoscenza del romanzo, è comunque evidente come la resa filmica sia un insieme disordinato e confuso di elementi fantasy, tra cui anche delle buone intuizioni, gettate dentro al frullatore. Oltre ad alcune incoerenze, un superpotere non ha mai avuto così poco fascino e appeal in un film. Il finale infine, drammaturgicamente, è il peggio che si potesse fare, risolvendo ogni situazione e ostacolo pronunciando qualche parola. Di tensione, pathos o semplice coinvolgimento dello spettatore non se ne può proprio parlare.