Cinematerapia: una pillola per

  • frankenstein junior
    1974,  Ridere

    Frankenstein Junior

    Frankenstein Junior è probabilmente il più grande successo di Mel Brooks, anche grazie alla sceneggiatura di Gene Wilder, revisionata in seguito insieme al regista. Ma cosa ha reso questo film un classico? Un soggetto horror, più e più volte maneggiato, viene rivisto in chiave ironica e satirica nei confronti della scienza. I giochi di parole abbondano e le battute colpiscono nel segno il pubblico, che le ricorda e ripete. Il tema, sottotraccia e sottopelle, è quello dell’immortalità, ma il tutto diviene una interpretazione goliardica delle pulsioni sessuali, tanto che questo aspetto (attenzione allo spoiler) permea perfino il finale stesso. Questo infatti sembra dirci in poche parole: la vita, la morte, che…

  • ocean's eleven
    2001,  Avventurarsi,  Sorprendersi

    Ocean’s eleven

    Ocean’s eleven di Steven Soderbergh è un orchestrato meccanismo in cui tutto funziona alla perfezione, dove non occorrono tecnologie super incredibili affinché i protagonisti effettuino il colpo al casinò, ma un machiavellico piano di coincidenze e tempismi, supportato da una buonissima sceneggiatura che costruisce il film sulla semplice ed efficace tripartizione: “formazione della banda + piano + rapina”. La regia è accurata ma liscia, mai esibizionista, facendo procedere la storia a ritmo elevato e alternando senza intoppi il numero cospicuo di attori, presentati e gestiti più che bene. C’è tempo anche per i dialoghi, brillanti. Gli ostacoli, infine, piccoli grandi imprevisti, tra tensione e umorismo, danno il pepe necessario alla vicenda.

  • il tuo amico topo
    2007,  Fantasticare,  Ridere

    Il tuo amico topo

    Il tuo amico topo è uno dei pochi spin off Pixar, in questo caso Ratatouille, che regge il confronto con i cortometraggi originali. Si tratta di una divertente lezione di storia dell’uomo e del topo, che ci trascina con la voce di Remy da un’epoca all’altra, mostrandoci le diverse pagine di questo libro scolastico con molteplici visuali, dal videogame di lotta al cinema classico, dai disegni a mano alla computer grafica. Ancora una volta con un breve cortometraggio, il team Pixar dà prova di grande acutezza e originalità, senza mai tralasciare una dose speziata di humour. Geniali peraltro i titoli di coda.

  • Ratatouille
    Avventurarsi,  Fantasticare,  Ridere

    Ratatouille

    Dietro Ratatouille si nasconde un fortissimo what if: e se il topo, acerrimo nemico delle cucine dei ristoranti, fosse in realtà un cuoco eccezionale? Da qui si sviluppa una splendida sceneggiatura, affatto scontata, che non può limitarci a considerare quest’opera della Pixar solo un cartone. Al di là della grafica, eccezionale alla data d’uscita, anche solo osservando il pelo dei topi, restano le ottime caratterizzazioni e la regia, capace di farci seguire Remy dal suo particolare punto di vista, spostandosi poi su quello degli umani, senza notarne il passaggio. La cucina diviene un luogo magico e frenetico, ricco di meraviglie, cuore di un film coinvolgente e divertente.

  • samba
    2014,  Ridere,  Riflettere

    Samba

    Samba non graffia con l’umorismo di Quasi amici, entrambi opera di Eric Toledano e Olivier Nakache, e non si abbandona alle emozioni, sfiorate unicamente nel rapporto tra il protagonista e Alice. La samba si inizia a ballare quando entra in scena il coprotagonista, Wilson, dando più ritmo e verve alla pellicola, fino a quel momento piuttosto annoiante. Toledano e Nakache sembrano frenarsi e gli ostacoli sociali del personaggio interpretato da Omar Sy non divengono mai satira o spunto di riflessione, ma solo ostacoli di una avventura, che guarda ancora ai temi del diverso, dell’emarginato, dell’accettazione, ma non con la stessa brillantezza precedente. Il finale, buono nell’idea, non suscita il clamore mirato, non venendo…

  • jerryssimo
    1969,  Ridere

    Jerryssimo

    Jerryssimo è Jerry Lewis all’apice del suo successo, tanto che ormai all’estero, per l’appunto come in Italia, basta il suo solo nome per portare la gente nei cinema, anche nel titolo del film. In questo suo film non c’è solo la sua comicità, a ruota libera, ma essa è inserita all’interno di un vero e proprio intrigo narrativo, che segnala la volontà di restituire al pubblico una sceneggiatura che non miri al solo esibizionismo del suo attore di punta. Si può inoltre ritrovare una critica, se in quest’ottica volete analizzate il film, della famiglia americana. Jerryssimo, tuttavia, non è uno dei film più amati dal pubblico, seppure sia un sicuro…

  • tomorrowland
    2015,  Fantasticare

    Tomorrowland

    Tomorrowland è la spiegazione fantasy che la Disney dà ai mali attuali, basandosi sulla teoria psicologica della profezia che si autoavvera. La scrittura del film, tuttavia, fa fatica a star dietro alle sue idee e presenta dei problemi di incoerenze. Essa infatti, cosa affatto semplice, deve impedire al fruitore di porsi domande sugli incastri della trama, concedendo quelle interpretative: ma perché è successo così se…? ma non aveva detto che…? Le scene migliori del film sono quelle d’azione, di cui la più divertente è quella in casa di Frank, interpretato da George Clooney. La protagonista invece, Britt Robertson, ancora fatico a comprendere perché venga definita speciale, quando il suo unico…

  • Gemma Bovery
    2014,  Innamorarsi

    Gemma Bovery

    Il film vorrebbe essere come Gemma Bovery definisce Madame Bovary: “non succede niente, ma è interessante”. L’interesse tuttavia colma gli occhi del protagonista, ma molto meno quelli dello spettatore, offuscati invece dalla noia. L’idea di fondo è intrigante, ma si fatica a seguire i riferimenti letterari all’opera di Flaubert e il film non semina svolte narrative particolarmente inaspettate o emozionanti. Non v’è nulla di contestabile o di eccessivamente criticabile, tuttavia Gemma Bovery non regala nemmeno guizzi, non osa. Particolare invece il finale, intrigante anche nel montaggio e l’alternarsi delle prospettive. Tra i punti di forza anche il capezzolo di Gemma Arterton a metà film.

  • sei giorni e sette notti
    1998,  Avventurarsi,  Innamorarsi

    Sei giorni e sette notti

    Per sei giorni e sette notti ricorderete questa commedia, poi finirà ineluttabilmente in quell’area oscura del vostro cervello chiamata “dimenticatoio dei film”. Un uomo e una donna soli in un’isola, un po’ di avventura, davvero poco credibile, e un taglio romantico, vanno a unirsi per formare un film che ricorda All’inseguimento della pietra verde, ma che si arresta ben prima di raggiungerla, accontentandosi di essere leggero senza incidere e cercar di distinguersi. I momenti più piacevoli risiedono nei battibecchi, mentre la cosa che mi è piaciuta di più del film è il font in locandina. Film da merenda al pomeriggio, dove la mortadella del vostro sandwich potrebbe però distrarvi.

  • biancaneve e il cacciatore
    2012,  Fantasticare

    Biancaneve e il cacciatore

    Biancaneve e il cacciatore, di Rupert Sanders, lascia il tempo che trova, ed è il tempo della moda piuttosto che del buon cinema. Nella ormai dilagante pratica di riproporre i classici Disney in salsa rosa, barbecue e al tonno, Sanders ha per lo meno il merito, al di là della resa finale, di nutrire un’idea di rielaborazione, scelta in chiave dark, senza timore di soffermarsi anche sul macabro. Le caratterizzazioni si modernizzano e modificano, così come alcuni passaggi di trama sia disneyana che “Grimmesca”. Ottimo visivamente, Biancaneve e il cacciatore resta a lungo intrappolato nella foresta nera e l’avventura non coinvolge pienamente, l’emozione non coglie per nulla. La faccia perennemente contrita di…

  • Warcraft
    2016,  Avventurarsi

    Warcraft – L’inizio

    Mi viene il dubbio che Warcraft – L’inizio sia un film rivolto ai giocatori del videogame e da loro unicamente godibile. Sì, perché a noi profani non sono date motivazioni, spiegazioni o introduzioni di sorta. Si dice che il regista, Duncan Jones, sia un fan della saga e forse questa è stata proprio l’arma a doppio taglio. Warcraft si salva dal punto di vista grafico e nel design degli orchi, ma vedere non basta, senza una storia sufficientemente convincente, coinvolgente e coerente. I personaggi non hanno una evoluzione nel corso della storia e quel poco che viene rappresentato non genera empatia, come nel caso del mago Khadgar, i cui progressi sono dati…