• Big game - Caccia al presidente
    2014,  Avventurarsi,  Il caricatore

    Big game – Caccia al presidente

    Big game – Caccia al presidente prende spunto dal terrorismo, come molti, moltissimi, film contemporanei, ma da lì prende un sentiero non ancora battuto. Tra i motivi c’è probabilmente la commistione Usa-Finlandia, che non si riflette solo nei luoghi dove sono state effettuate le riprese. Sono due mondi completamente opposti quelli che si incontrano in questo film, che riesce a creare una storia che non è spionaggio o azione, ma avventura. Un’avventura che ha in sé l’improbabilità della commedia e il suo successo nel riuscire a non essere mai stupido, regalando anche sequenze rocambolesche e spettacolari. È un grande gioco: leggero, godibile.

  • Kingsman - Secret Service
    2014,  Il caricatore

    Kingsman – Secret Service

    Più che servizi segreti, quelli della Kingsman – Secret Service sono ninja con la pistola, ricchi di gadget mortali. La storia si suddivide in due fili narrativi, che successivamente vanno a convergere: una sorta di Hunger Games tra spie e la messa in atto del malvagissimo piano del villain di turno. Una battuta del film dice: “Questo non è quel tipo di film” e in effetti non si capisce bene che tipo sia. Però ci sono sangue, morti a palate di gusto tarantiniano e teste che esplodono in mille colori in modo assurdamente strano. Aggiungiamoci qualche battuta inaspettata da sembrare più fuori luogo che divertente, delle musiche utilizzate in maniera…

  • Big Eyes
    2014,  Riflettere

    Big eyes

    Di Big eyes è quasi scontato, ma necessario, dire come esso sia un film di Tim Burton che si discosta dai tratti marcati che rappresentano il suo cinema, ma che aderisce più alla fedeltà della rappresentazione di una vicenda realmente accaduta. Che le motivazioni siano l’amicizia di Burton con la pittrice Margaret Keane o una semplice scelta, poco importa. Big eyes si distingue senza dubbio per l’accuratezza della scenografia, meritevole, insieme a trucchi e costumi, a farci vivere un po’ di anni 50 e 60 e alle interpretazioni dei suoi due attori principali: Amy Adams e Christoph Waltz, le cui performance spesso sembrano essere il film stesso. La storia tuttavia,…

  • barbecue
    2014,  Ridere,  Riflettere

    Barbecue

    Manie, difetti e problemi sono al centro di questa commedia, riuniti tutti insieme, davanti a un barbecue, per dirci che è l’uomo ad essere così, che non esiste la persona perfetta, ma esiste chi ci vuole bene. In Francia dimostrano ancora di avere buon gusto per la commedia e, in questo caso, anche un acutissimo spirito d’osservazione sull’uomo. Barbecue è dunque una commedia piacevole, che probabilmente non fa il salto di qualità perché è proprio ciò che vuole essere: quello che c’è fuori dalla porta di casa tua e non nel proiettore di una sala cinematografica.

  • il ragazzo invisibile
    2014,  Diventare eroi

    Il ragazzo invisibile

    I supereroi, infine, ce l’hanno fatta e sono entrati anche nel cinema italiano, un cinema caratterizzato da un panorama non particolarmente eterogeneo nei generi. Lo hanno fatto tuttavia in punta di piedi, senza combattimenti marziani, ma con la sensibilità di un ragazzo. Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores è l’incarnazione supereroistica di una fase dell’adolescenza, del desiderio di sfuggire ai bulli, ma al contempo di farsi notare da una ragazza e di sopperire alla mancanza del padre. Per questo, l’invisibilità è concetto pregno di significati. Tra esplicite citazioni e un’apprezzabile attenzione alla musica, Il ragazzo invisibile, nonostante alcune imprecisioni, le poche palpitazioni e una recitazione forse non troppo professionale, direi televisiva, è…

  • The Hungover Games
    2014,  Meglio mai che tardi,  Ridere

    The Hungover Games – Giochi mortali

    Guardi Angry Games – La ragazza con l’uccello di fuoco, parodia di Hunger Games e non puoi negare l’evidenza che sia una trashata. E così decidi di fare la tua parodia, The Hungover Games, unendone la trama a quella di Una notte da leoni. E così realizzi una seconda trashata. È facile fare parodia, è difficile farlo con stile, umorismo e una vena d’intelligente satira.

  • Sin city
    2014,  Il caricatore

    Sin City – Una donna per cui uccidere

    Un noir saturo e pregno di sangue, episodico, che soprattutto strania e ha il maggior pregio nell’essere diverso. Fotografie affascinanti, come piccole tavolette d’autore, alcune inquadrature. Una graphic novel in 3D, chiaroscura, nei suoi personaggi e nei tratti grafici, dove al centro sono i volti e i corpi, in particolare quello di Eva Green, arma esibita, di una femme fatale insaziabile e sensuale. Ma, a Sin City, tra i punti deboli c’è la storia. A volte ci si chiede perché, altre ci si annoia un po’. Il giudizio va affidato soprattutto ai fan e al capire se hanno avuto ciò che desideravano.

  • I due volti di gennaio
    2014,  Tendere i nervi

    I due volti di gennaio

    I due volti di un film, un Giano Bifronte intrigante che aspira ad essere suadente, sofisticato, ma che in realtà non riesce a costruire mistero, a generare tensione sufficiente da farcela percepire a fior di pelle. Incantevole e affascinante la fotografia e bravi gli attori, Viggo Mortensen, Oscar Isaac e Kirsten Dunst, che comunque bella da amore a prima vista mai mi è sembrata. Tuttavia il film cavalca sull’impressione che possa esserci qualcosa in più, che mai arriva, e il tema del doppio non sorprende, ma si esaurisce in ciò che già sapevamo da inizio film, che finisce con il riempirsi di noia. Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, è la prima…

  • Quel momento imbarazzante
    2014,  Ridere

    Quel momento imbarazzante

    Quel momento imbarazzante. No, non quando ti scappa una puzzetta in pubblico. Qui si parla di film. In particolare un film che potrebbe apprezzare il sesso forte, ovvero le donne naturalmente, vista la presenza di Zac Efron, che cerca di scrollarsi di dosso la patina di teenager e si mostra volentieri nudo e in scene di sesso, forse, e dico forse, beandosi troppo del suo corpo e dell’estetica, tralasciando le qualità recitative. Quel momento imbarazzante tratta di alcuni giovani uomini che non vogliono crescere e lo fa inizialmente in maniera spigliata, con qualche dialogo pungente e delle battute divertenti tra i tre amici, agevolate da un buon affiatamento. Salvo poi intraprendere…

  • Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza
    2014,  Cinefili,  Riflettere

    Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza

    Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza è il film vincitore a Venezia del Leone d’oro del 2014. Così, come l’italianissimo barone rampante, il piccione svedese (forse noi, forse il regista, forse noi con gli occhi del regista) osserva dall’alto e riflette. E ciò che si vede è il tripudio dell’ineluttabile mediocrità esistenziale e l’indissolubile comunanza patemica delle persone, che in un qualche modo rende non eccezionale, non stra-ordinario, anche il film, in una coincidenza tra significante e significato. La frase di circostanza, l’azione apatica, il surrealismo della quotidianità. Il film, concettuale ed intelligente, trova la sua espressione in 39 piani sequenza, inquadrature immobili, che divengono quadri, dai colori cupi e…

  • 2014,  Ridere

    Sharknado 2

    Non è un B-Movie, ma un C-Movie, forse D. Qui non importa nulla, né una trama né spiegazioni, attori che sappiano recitare non ci interessano, ma dar loro copioni con scritto “Ahhh!” “Ohhh!” “Aiutooo!” è molto meglio. Niente ha senso, né le azioni dei protagonisti (che fanno cose inspiegabili, talvolta nonostante una battuta antecedente che sembra annunciare qualcosa) né il finale, ovvero come porre fine agli uragani. Ma ripeto, non importa, perché i veri squali sono quelli della Asylum, che con la minima spesa possibile provano e riescono a monetizzare il massimo dalle loro fonti di guadagno. Sarebbe dunque sbagliato etichettare la serie Sharknado semplicemente come porcheria (cosa che in effetti è).…

  • 2014,  Avventurarsi,  Riflettere

    The giver – Il mondo di Jonas

    Dal disagio di un mondo da voler cambiare, nasce la sfiducia che esso possa farlo in meglio e si riflette in sé stesso, guardando a cosa già c’è, tra le atrocità, di meraviglioso. The giver è un inno alla vita, all’amore, alla diversità, al libero sentire. Tra la fantascienza come veicolo di critica o di riflessione e la moda, legata al genere Young Adult d’ambientazione distopica, il film sembra partorirsi da un compromesso e non dipanare la potenza di cui è intrinsecamente possessore. In The giver la parola viene ceduta all’immagine, pregna di aspetti culturali, espressi tramite la loro iconicità e il colore, che, come la visualità, viene utilizzato con sapienza semantica e…

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