Cinematerapia: una pillola per
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Serendipity
Serendipity significa cercare un ago nel pagliaio e trovarci la figlia del contadino. Nel tripudio dell’equivoco e della coincidenza fortunata e sfortunata, Serendipity è la storia d’amore perfetta, per chi ama sognarlo grande e desidera credere nel destino. Ma è la particolarità del suo sviluppo a renderlo più interessante di molti suoi coetanei e da essi sollevarsi. Nella ricerca della commedia leggera romantica, spero dunque che qualcuno possa imbattersi in questo film, che grazie all’atmosfera creata, i suoi protagonisti e il giusto bilanciamento tra il romanticismo e la risata, può costituire una piacevole sorpresa.
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Storie pazzesche
…e lo sono davvero, perché di pazzi ve ne sono eccome, anche se nel titolo argentino le storie sono selvagge, aggettivo sicuramente più evocativo. Sì, perché le sei storie che compongono questo film, di Damián Szifron e prodotto dai fratelli Almodóvar, presentano situazioni estremizzate, ma allo stesso tempo radicate saldamente nella realtà, tanto da poter esser vere, soprattutto alla luce di odierni fatti di cronaca che ci sembrano quasi irreali e impossibili, riuscendo a dare al tutto un chiaro tono grottesco, “dal riso all’indignazione”. La regia è curatissima, dalle zoommate e contro-zoommate, primi piani e spostamenti di camera che fanno comparire personaggi all’improvviso. Ricercata anche la musica, in alcuni episodi più di altri, spesso…
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Ant-Man
Ant-Man, l’uomo formica, il più piccolo dei supereroi e probabilmente il più trascurato cinematograficamente, sceglie la via aperta da Guardiani della galassia, dell’ironia e della commedia, cercando dunque di distinguersi ed emergere essendo diverso. La scelta è probabilmente quella giusta e, seppure inizialmente si ha l’impressione di essere di fronte a un b-movie o una qualsiasi stupidaggine, forse per il suo essere passato di mano in mano, il film cresce di qualità strada facendo. V’è un gustoso collegamento con gli Avengers e delle belle scene d’azione, dove il film e lo stesso Ant-Man danno il meglio. Tra tutte spicca lo scontro finale nella camera della bambina: idea spassosa e avvincente.…
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Barbecue
Manie, difetti e problemi sono al centro di questa commedia, riuniti tutti insieme, davanti a un barbecue, per dirci che è l’uomo ad essere così, che non esiste la persona perfetta, ma esiste chi ci vuole bene. In Francia dimostrano ancora di avere buon gusto per la commedia e, in questo caso, anche un acutissimo spirito d’osservazione sull’uomo. Barbecue è dunque una commedia piacevole, che probabilmente non fa il salto di qualità perché è proprio ciò che vuole essere: quello che c’è fuori dalla porta di casa tua e non nel proiettore di una sala cinematografica.
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Source Code
È il solito leitmotiv, quello della giornata ripetuta più volte, qui 8 minuti, ma attualizzato, “fantascientificizzato” verosimilmente e condito da un po’ di salsa romance e alcune storyline di contorno, legate al protagonista, di impatto. L’inizio lascia spaesati, noi come Jake Gyllenhaal, il finale invece esplode nell’inaspettata sorpresa e in un epifanico incastro che innalza il tutto. Uno dei miei preferiti, di questi ultimi anni, di questo genere.
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Il ragazzo invisibile
I supereroi, infine, ce l’hanno fatta e sono entrati anche nel cinema italiano, un cinema caratterizzato da un panorama non particolarmente eterogeneo nei generi. Lo hanno fatto tuttavia in punta di piedi, senza combattimenti marziani, ma con la sensibilità di un ragazzo. Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores è l’incarnazione supereroistica di una fase dell’adolescenza, del desiderio di sfuggire ai bulli, ma al contempo di farsi notare da una ragazza e di sopperire alla mancanza del padre. Per questo, l’invisibilità è concetto pregno di significati. Tra esplicite citazioni e un’apprezzabile attenzione alla musica, Il ragazzo invisibile, nonostante alcune imprecisioni, le poche palpitazioni e una recitazione forse non troppo professionale, direi televisiva, è…
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La ragazza della porta accanto
La porta accanto, luogo dove si celano pericoli, mostri e qualche pazzo omicida, questa volta svela una pazza e machiavellica lolita.
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The Hungover Games – Giochi mortali
Guardi Angry Games – La ragazza con l’uccello di fuoco, parodia di Hunger Games e non puoi negare l’evidenza che sia una trashata. E così decidi di fare la tua parodia, The Hungover Games, unendone la trama a quella di Una notte da leoni. E così realizzi una seconda trashata. È facile fare parodia, è difficile farlo con stile, umorismo e una vena d’intelligente satira.
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Mission Impossible – Rogue Nation
Il quinto episodio della saga, Mission Impossible – Rogue Nation, non è una scatola chiusa, da aprire, ma una serie di piccole, non così piccole, missioni impossibili costellate lungo l’arco del film, volte a smascherare i sotterfugi orditi dal cattivone di turno, che è Paolo Bonolis. Non è nulla di particolarmente nuovo, ma Rougue Nation riesce a intrattenere efficacemente, con ottime scene d’azione e qualche picco, raggiunto da un paio di trovate spiazzanti. Coinvolgente e affascinante la scena al Teatro dell’Opera di Vienna, fantastico Tom Cruise, che ha voluto girare personalmente tutte le scene. Si è attaccato al portellone di un aereo in movimento, ha seguito un training per correre…
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Pan – Viaggio all’isola che non c’è
Hey ho! Let’s go! Al grido inneggiante della ciurma, tuffiamoci insieme a un Peter, che ancora non sa d’esser Pan, in uno sgargiante e avventuroso divertissement, che in talune scene chiede d’esser visto in tre dimensioni. John Powell ci coinvolge e sprona con la sua musica, mentre Joe Wright si permette di lasciare le immagini al suono, con la spettacolare entrata in scena di Barbanera e i pirati che accolgono i bambini cantando a squarciagola Smells like a teen spirit dei Nirvana e osannano il capitano sulle note dei Ramones. All’alba della leggenda, Pan – Viaggio all’isola che non c’è, prova a essere diverso e, insieme al suo Indiana Uncino Jones, riesce ad…
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Il grande Lebowski
Il grande Lebowski parte dalle parole. Dalla scrittura. Da lì si visualizza, tramite la regia inusuale, si ascolta. Soprattutto Creedence ed Eagles, le cui canzoni fanno parte della storia. I fratelli Coen riuniscono un cast di bravissimi attori, ai quali mettono in bocca dialoghi superlativi e personaggi da indossare assurdi ma incisivi, figurine così esagerate, ma al contempo radicate nell’essere dell’uomo. Quando Drugo (Dude) sviene, non v’è il buio, ma lo sbizzarrirsi di Joel Coen, che dipinge con la cinepresa una serie di quadri surrealisti. La storia invece, quella su cui si ricama tutto, quella de Il grande Lebowski, tra ammiccamenti, irriverenza e ironia, falsi indizi e piste false, implode su sé stessa.…
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Pixels
Traendo spunto da un cortometraggio francese, Chris Columbus confeziona un buon film, pantomima delle invasioni aliene, ma con l’originale e simpatica peculiarità dei videogame anni 80. Pixels ha la struttura del videogame e procede di livello in livello in maniera fluida, con un buon ritmo, mai stanco, e un cast spigliato e a suo agio. Leggero, divertente e riuscito.