Cinematerapia: una pillola per
-
Race
Dopo svariati antecedenti filmici sportivi sul tema del razzismo negli Stati Uniti, Race si inserisce in questo filone, raddoppiando il suo punto di vista, con una storia di vita e di sport che affronta questa difficoltà anche nella Germania nazista. Classico e lineare, il film dovrebbe amplificare, rammentare e insegnare una storia già potente intrinsecamente. Riesce bene soprattutto negli ultimi due, risultando coinvolgente. Tocca l’animo soprattutto nel rapporto tra Jesse Owens e Carl Luz Long, forse l’unico momento veramente alto, commovente e pregno dei valori dello sport sulla vita, mentre si insinua sottopelle con i dialoghi tra Goebbels e Avery Brundage. Owens è un uomo solo che può lasciare il…
-
Prince of Persia
Un mare di sabbia e una strizzatina d’occhio a Indiana Jones, uniti al gusto del regista per i ralenty e dei colori molto caldi, danno vita a Prince of Persia, uno dei film più divertenti tratti dai videogames. Del gaming il film mantiene anche la distintiva impronta, creando una storia dal ritmo alto, come inevitabile risposta a ciò che ci si aspettava, dunque acrobatiche e sorprendenti scene d’azione, ma anche una buona scrittura di tasselli, che con precisione costruisce fino al finale, decisamente buono anche questo. Resta solo il dubbio del perché Prince of Persia, nella sua nicchia filmica, non abbia ottenuto il riscontro meritato.
-
Ho ucciso Napoleone
Ho ucciso Napoleone, il pesce di una bambina, perché sono una donna stronza e complessata. Ora farò pure vedere agli uomini qual è il sesso forte!
-
La nuova macchina di Mike
La nuova macchina di Mike è un cortometraggio Pixar tratto dal film d’animazione Monster’s & Co. di cui diviene dunque una sorta di spin-off. Pete Docter, regista di entrambi, in questo caso unitamente a Roger L. Gould, mette al centro della sua storia la nuova macchina di Mike Wazowski, che se ne vanta con fare da smargiasso. Lui e Sully tuttavia verranno messi alla prova dalla loro imbranataggine e dai numerosi gadget dell’auto, facendo così progredire la narrazione lungo un climax di sventurati casualità. A mio avviso è un passo indietro dal punto di vista dell’originalità, nonché della stratificazione semantica e interpretativa, rispetto ai precedenti corti, slegati da una precedente storia.
-
Il treno per il Darjeeling
Il treno per il Darjeeling, simbolico e trasportante allegorie. Un esercizio di stile di Wes Anderson, dai tratti peculiari di quella che è una sua poetica filmica. Strano da essere straniante. Impossibile legarsi ad alcuno dei protagonisti. Le eccentriche psicologie sono dipinte in stile rococò. Meno intrigante e ironico de Le avventure acquatiche di Steve Zissou, fa un po’ le prove d’intaglio per il diamante Grand Budapest Hotel. Questo viaggio in treno tende a divenire noioso e a farci pensare a quando sopraggiungeremo alla meta.
-
6 gradi di separazione
6 gradi di separazione è uno di quei film non difficili da commentare, ma da giudicare sì, che in parte si condannano da soli al limbo filmico. Intellettuale e intellettualoide. Si parla e si parla, mentre si mostra poco. Manca lo sguardo, l’immagine. Ha un testo sottotraccia di valore, che però non riesce a essere tradotto funzionalmente in cinema. Indubbiamente ben recitato, 6 gradi di separazione può esprimersi molto meglio a teatro. In ogni caso il ragazzo interpretato da Will Smith riesce a ottenere un certo alone di dubbio e mistero. Il film tuttavia finisce con l’essere piuttosto impegnativo da seguire e lento, tendenzialmente noioso.
-
Spiando Marina
Spiando Marina esordisce promettendo un thriller, ma in realtà il killer viene messo in standby per tutta la durata del film, salvo dirci nel finale “ah sì è vero, questo è un thriller-erotico, aspetta che rimediamo”. Anche il topòs erotico dello spiare in realtà è appena accennato e… vabbè, inutile mascherarci, Debora Caprioglio aveva 24 anni, avevano voglia di fare un film in cui mostrasse le tettone e l’hanno fatto. La cosa curiosa però è che, dietro alla regia, sorvolando sulla pessima recitazione, ignorando la sceneggiatura e sopportando le patetiche tiritere di lui che si sbronza guardando una parete dietro alla quale lei scopa come un’ossessa, ci sarebbe pure l’accenno…
-
La risposta è nelle stelle
La risposta è nelle stelle è un film tratto da un romanzo di Nicholas Sparks. E già potrei terminare la recensione qui. Seguiamo due storie d’amore parallelamente. La prima è quella classica dei due diversi mondi di appartenenza che non possono coesistere, reggendosi su un interrogativo: lui, montatore di tori, si renderà conto che è meglio montare lei? L’altra invece è una storia che pizzica un po’ più gli occhi, per via dei temi toccati, in stile e somiglianza de Le pagine della nostra vita. Il torero tuttavia è figlio, dalla grandissima somiglianza, di Clint Eastwood e così, vedendolo con quel cappello da cowboy in testa, uno si ritrova ad aspettare…
-
Jack-Jack attack
Dopo La nuova macchina di Mike, la Pixar torna con uno spin-off di un suo lungometraggio, che nel caso di Jack-Jack attack è Gli Incredibili. In questo caso il corto è proprio un ritaglio incastrabile nella trama del film, trattandosi di una scena tagliata e poi ampliata. Ciò che vediamo è dunque nel mood e nello stile del film, e ci fa seguire le spassose disavventure domestiche dell’isterica babysitter di Jack-Jack. 5 minuti di divertimento che ci riportano indietro di un anno nel mondo di una normale famiglia di supereroi.
-
L’agnello rimbalzello
L’agnello rimbalzello è il corto Pixar che precede Gli Incredibili, oltre che primo dialogato e cantato, e prosegue l’idea di trasmettere una morale, vista anche in Pennuti spennati. “Cosa importa di che colore sei fatto tu, se giallo, scarlatto o anche blu…” Un invito a non scoraggiarsi, a credere in sé stessi, a non discriminare chi è diverso e un monito che rammenta la vita, fatta di alti e bassi, momenti che sembrano buttarti giù e non farti rialzare più. E invece bisogna farlo, facendosi forza con ciò che di bello e buono si ha, le nostre qualità, le cose che possediamo e le persone che ci amano e amiamo,…
-
Pennuti spennati
Pennuti spennati è il corto Pixar che precede Monsters & Co. e arriva 3 anni dopo Il gioco di Geri, spostando il focus dall’uomo a degli uccellini posati su un filo, ma solo visivamente, mentre a uno strato più profondo lascia un monito, una piccola morale, proprio sugli uomini. Si parla in particolare di discriminazione, del rifiuto di chi è diverso, della sua difficile accettazione, che può anche sfociare nell’ostilità, fino al finale, ovvero la punizione, l’evento che va a costituire l’insegnamento. I pennuti perdono le piume e dunque smettono di essere pennuti. Allo stesso modo certi comportamenti dell’uomo, fanno sì che esso non sia più tale.
-
Il gioco di Geri
8 anni dopo l’ultimo corto, la Pixar torna con Il gioco di Geri, dando il via alla tradizione di precederli a un lungometraggio animato, in questo caso A bug’s life. Per la prima volta il corto ha come protagonista un uomo, un anziano che gioca a scacchi da solo al parco. Inserendosi tra follia e malattia, con una carezza all’anzianità e la solitudine, Jan Pinkava e il suo team realizzano una piccola vicenda che lascia allo spettatore il giudizio e le risposte. Non-sense? Solo un modo per ridere? Oppure una piccola metafora? Il gioco di Geri ci mostra il ribaltamento d’ogni prospettiva e me appare come un invito a dirci: cambia le…